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La presenza di Drusilla Foer al Festival di Sanremo era davvero necessaria?

Ricordate le polemiche che travolsero il Festival di Sanremo 2022 quando fu annunciata la presenza, in veste di co-conduttrice, di Drusilla Foer? A saltare dalla sedia fu soprattutto una parte del Paese, per la precisione quella “più a destra”.    Se nella prima e nella seconda serata rispettivamente Ornella Muti e Lorella Cesarini hanno recitato il ruolo di spalla, la terza serata ha visto sul palco la presenza di una stella in grado di illuminare – e di farlo egregiamente – Amadeus. E ciò non – o almeno non soltanto – perché ormai conosciamo tutti l’alter ego di Drusilla Foer.

L’autentica vittoria di questo personaggio, che in ragione della decantata fluidità eviterò di incatenare in un genere, non risiede nel monologo conclusivo tra l’altro andato colpevolmente in onda intorno all’1.30 e dunque soltanto per gli audaci che hanno preteso di assistere a quel profondo insegnamento che onestamente ci aspettavamo. In tutta la serata infatti Drusilla Foer non ha deluso, mai. Capace di tenere il palco senza occupare in alcuna occasione un posto secondario. La scena l’ha voluta, l’ha conquistata e l’ha dominata, fine.

Lo ha fatto con la carezza a Michele Bravi, quando quest’ultimo evidentemente commosso ha manifestato la gioia per vedere su quel palco così importante per la scena italiana un personaggio come Drusilla Foer. E lei non ha colto occasione per attaccare chi aveva avuto l’ardire di sciorinare critiche futili. Ha sorriso, di un sorriso amaro, e con una carezza ed uno sguardo ha detto tutto a Michele Bravi e all’Italia intera.

Ma che Drusilla Foer non fosse semplicemente calat* nel ruolo di spalla, bensì il consueto personaggio dirompente e fuori dagli schemi, lo ha dimostrato quando in poche battute ha fatto cadere un macigno su Iva Zanicchi impiegando un manipolo di parole.

Zanicchi: «Ma come sei alta»

Drusilla: «Più di te»

Zanicchi: «Lei ha molte cose più di me»

Drusilla: «Diverse cose… Sono colta»

Pochissime parole, che però chiudono il cerchio se lette a margine del monologo finale di Drusilla Foer.

Già, perché forse i meno attenti avranno dimenticato un aspetto che non si dovrebbe valutare all’Ariston ma che da persone libere invece siamo chiamati ad evidenziare al di fuori della competizione schiettamente canora. E siamo chiamati a farlo per tutta una serie di motivi tra cui l’importanza di non giudicare una persona per le sue ideologie politiche, ma prendere posizione quando queste travalicano i confini dell’ideologia e sfociano in parole indegne. Iva Zanicchi infatti vanta, nel suo curriculum vitae, anche anni di militanza politica in Forza Italia, ovvero tra “quelli che stanno a destra” indignati dalla presenza di Drusilla Foer all’Ariston.

Ora chi legge – sono certa – mi permetterà una breve ma essenziale digressione che lo scrivere a mia firma mi consente.

Ebbene, non so se conoscete la scrittrice Melania Mazzucco, la cui famiglia tra l’altro è originaria di Tufo,frazione di Minturno omaggiata ne libro Vita. Tra i suoi testi più recenti L’architettrice, finito anch’esso nel mirino di “quelli che stanno a destra” che hanno visto in tale titolo una forzatura, ignorando che il fu la stessa Plautilla Bricci– di cui il libro tratta – a definirsi tale. Ebbi la fortuna e il piacere di incontrarla a Formia, quando presentò proprio L’architettrice. Quella a Melania Mazzucco fu la mia prima intervista ufficiale e ricordo con sincero affetto quel momento. Lì le chiesi un autografo e di apporlo simbolicamente su Sei come sei, un libro delicato e per certi versi un inno alla persona in quanto essere libero.

E della mia stessa idea dev’essere stata anche una professoressa di Roma che ai suoi studenti propose la lettura di questo testo. Una mossa azzardata con cui si attirò l’ira funesta di Iva nazionale. Intervenendo al programma radiofonico La Zanzara, Iva Zanicchi disse infatti testuali parole:

«Gli insegnanti che hanno introdotto il libro della Mazzucco al Giulio Cesare devono essere licenziati, devono fare la fame. Li prenderei a calci nel culo per tutta la piazza del Vaticano. Vergognati, schifosa – così la Zanicchi si è rivolta a una prof di quel liceo – far leggere a ragazzi di 13-14 anni certe cose. Per fortuna che non c’era mia nipote, sennò quella lì la sistemavo io. La testa gliela mettevo… So io dove. Avete presente i tori? Così le passava la voglia di parlare di sesso ai ragazzini. Quella cosa dolciastra gliela vomiterei in bocca. E poi gliela farei ingoiare. Insieme al mio vomito».

La colpa dell’insegnante? Aver proposto agli studenti un testo che racconta un rapporto tra due uomini. Insomma, dopo aver metabolizzato questo suo passaggio sicuramente leggerete con tono diverso le poche battute di ieri sera, ma soprattutto la risposta piccata di Drusilla Foer che anche in questo frangente non accetta di essere relegata a personaggio secondario ma si impone sulla scena, mettendo in ombra tutti e conquistando il mio 10 e lode.

Ché se una distanza dev’esserci allora è bene marcarla con decisione. Perché ciascuno è unico, a suo modo, e riconoscerlo costa moltissimo. Ma soltanto chi ha imparato a riconoscere la propria unicità può aprirsi all’unicità degli altri: non è cosa per tutti.